13
May

La ricerca del lavoro: come cambia nel 2020

L’utilizzo di piattaforme online permette ad aziende e agenzie di selezione di abbattere immediatamente le barriere geografiche, di entrare in contatto con un numero esponenziale di persone alla ricerca di lavoro. 

Ma c’è di più! Attraverso gli stessi strumenti vengono individuati anche i cosiddetti job seekers passivi, ossia quei candidati che sono già in possesso di un impiego e che, pur non essendo alla ricerca di un nuovo lavoro, potrebbero prendere in considerazione nuove offerte se contattati. 

Con quali metodi  di selezione dovremo avere dimestichezza cercando lavoro nel 2020?

Oltre alle classiche piattaforme online candidati e aziende utilizzeranno sempre di più gli strumenti del “Digital Recruiting”. Questi metodi sono stati ampiamente diffusi grazie ad interessanti iniziative come la Career week 100% digitale, un evento che ha permesso alle aziende di selezione  più attente all’innovazione  tecnologica come Risorse.it  e ai  candidati di incontrarsi in un ambiente digitale interamente dedicato all’”employer branding” e all’attività di “recruiting”. 

Quali sono  gli ostacoli alla diffusione massiccia di questi metodi nella ricerca del lavoro? 

Sicuramente il primo limite che il “Digital Recruiting” incontra è il Digital Divide, ovvero il divario esistente tra chi ha la possibilità di accesso ad Internet e chi ne è escluso, parzialmente o totalmente.

Il “Digital Recruiting”, operando esclusivamente attraverso strumenti di tipo tecnologico, individua solamente  i candidati che si trovano nella condizione di poter utilizzare tali dispositivi. 

Fondamentale quindi, nella ricerca del lavoro è la capacità dei candidati di inserirsi in questi meccanismi rendendosi visibili! 

Acquisire padronanza nella gestione della tecnologia è fondamentale, così come la cura della propria immagine in rete. 

La scelta dei contenuti da pubblicare sui propri canali social parla di noi, racconta chi siamo e contribuisce in maniera determinante alla nostra “Digital Reputation”, ovvero l’immagine che ognuno di noi realizza in rete, condividendo materiale su forum, blog e Social Network. 

Curare la propria “Digital Reputation” contribuisce alla valorizzazione del nostro curriculum vitae, così come attraverso i canali social le aziende possono rendersi interessanti agli occhi dei candidati: sfruttando il potere dei social media le aziende rafforzano il proprio “brand” rendendolo attraente e capace di catturare i migliori talenti!

 Essere in grado di raccontarsi è fondamentale fuori e dentro la rete!

Arrivare al colloquio preparati e pronti a fornire una narrazione di se stessi coerente e coinvolgente può sembrare un’impresa complicata. Iniziare un discorso durante il colloquio  risulta più facile attraverso lo storytelling, un efficace metodo di comunicazione di facile applicazione ampiamente adottato nelle strategie di marketing per veicolare messaggi in modo creativo e coinvolgente. Perché non provare ad applicarlo parlando di noi? 

Le storie affascinano gli esseri umani da sempre e chi più di noi stessi conosce le storie che ci appartengono e ci identificano?

La tecnologia e gli strumenti digitali, come abbiamo detto, saranno determinanti nella ricerca del lavoro nel 2020, ma la battaglia finale si giocherà ancora sul campo del colloquio finale, non limitarti a parlare di te fornendo informazioni già presenti sul curriculum vitae, prova invece a raccontare te stesso! 

Attraverso storie e aneddoti sinceri riuscirai ad offrire una descrizione più interessante e coinvolgente del tuo percorso di crescita personale e professionale. Arriva preparato e racconta la tua storia!

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9
September

Statistiche 2013 Investimenti Stranieri in Italia

Se l’Italia risulta essere come uno dei paesi in cui molti finanziatori sono disposti ad impegnare i propri soldi all’estero, è altrettanto vero come molte holding localizzate al di fuori del confine del Belpaese non siano per niente interessate a impiegare i propri capitali nel nostro meraviglioso patrimonio artistico o immobiliare.

Secondo le ultime statistiche internazionali, infatti, i grandi finanziatori stranieri sono spesso scoraggiati dagli investimenti nella Penisola a causa di una serie di fattori che sembrano riuscire a complicare anche le questioni più semplici: la burocrazia insormontabile in primis, seguita a ruota dall’alta concentrazione di tasse da pagare e dal sistema della magistratura che mette a disposizione processi farraginosi che si concludono in tempi biblici. A questo, ovviamente, bisogna aggiungere anche il fattore corruzione che manovra sottobanco anche le idee imprenditoriali migliori, portandoci ad un inevitabile declino.

Secondo i dati forniti dall’Ocsel’Italia appare al 78simo posto per la capacità di attrazione degli investimenti dall’estero, mentre a livello europeo risultiamo essere in terzultima posizione per livello di corruzione percepito che, secondo le ultime stime della Corte dei Conti, ci avrebbe fatto perdere fino a 60 miliardi di euro l’anno.

Sono due risultati che esprimono la situazione attuale in cui versa il nostro Paese e che mettono in luce la nostra incapacità di avvicinare i capitali stranieri: un risultato che per noi è un danno enorme, poiché in questo modo diminuisce drasticamente le nostre opportunità di crescita ed innovazione, che si fanno risentire direttamente nel mercato del lavoro.

Questa emergenza nel campo degli investimenti stranieri in Italia, tuttavia, è un tema che è stato messo nelle mani di una task force istituita presso il ministero dello Sviluppo economico, nata con il preciso l’obiettivo di fare in modo che i grandi finanziatori residenti all’estero ricomincino a fidarsi del nostro paese. Si tratta di un grande passo che ha reso possibile l’avvicinamento di grandi capitali allo Stivale, come quello che negli ultimi tempi sta riscuotendo grande scalpore: l’accordo tra l’emiro del Qatar e l’imprenditore Manfredi Catella, per il progetto milanese di Porta Nuova. Speriamo sia solo il primo di una lunga serie.

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